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Convegno nazionale AIVIC – Associazione Italiana per le Vittime del Covid L’Associazione Italiana per le Vittime del Covid (AIVIC) sta organizzando un convegno nazionale dal titolo “La cura del ricordo. Diritti. Dignità. Verità.”, dedicato a una riflessione ampia e condivisa sullo stato del sistema sanitario italiano e sulle criticità emerse negli ultimi anni, con particolare attenzione al periodo pandemico e alle sue conseguenze, ancora oggi presenti. L’iniziativa nasce con l’intento di creare uno spazio di confronto serio, rispettoso e costruttivo, capace di mettere in dialogo prospettive diverse: cittadini e familiari delle vittime, operatori sanitari, professionisti del diritto, studiosi e rappresentanti delle istituzioni. Siamo convinti che, se la sanità ha bisogno di essere ripensata e rafforzata, questo debba avvenire tenendo insieme i diritti e la dignità degli utenti e di chi vi lavora, superando logiche di contrapposizione e semplificazione. Come familiari delle persone decedute durante la pandemia, portiamo con noi un dolore che non può essere sanato facilmente. Le nostre storie sono segnate da assenze definitive e da interrogativi profondi. Da tempo stiamo cercando le nostre verità nelle sedi opportune, seguendo i percorsi istituzionali e giudiziari, partecipando attivamente anche ai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta, davanti alla quale siamo stati auditi. È lì che chiediamo giustizia. È lì che pretendiamo chiarezza e responsabilità. Proprio per questo, il senso di questo convegno non è fare polemica su ciò che è stato, né alimentare conflitti sterili. Non è questo il nostro approccio, né la nostra missione. Questo convegno nasce per altro. Nasce dall’idea che la cura del ricordo sia un dovere civile e collettivo, non un esercizio di memoria fine a se stesso ma un atto di responsabilità verso il presente e il futuro.Ricordare, per noi, significa prendersi cura di ciò che è accaduto affinché non venga rimosso, normalizzato o dimenticato, e affinché non accada mai più. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un crescente clima di sfiducia verso il sistema sanitario, in particolare verso gli ospedali e i pronto soccorso. Allo stesso tempo, è sotto gli occhi di tutti il fenomeno del burnout tra gli operatori sanitari. Ridurre tutto questo a una somma di errori individuali sarebbe non solo ingiusto, ma anche inefficace: non possono essere incompetenti i medici e gli operatori di un intero Paese. Le cause sono sistemiche, complesse, e richiedono uno sguardo lucido e condiviso. Il convegno vuole quindi essere un punto di incontro tra le diverse facce della stessa medaglia, un luogo in cui anche posizioni differenti possano diventare spunti di riflessione, senza scontri né barriere dietro cui trincerarsi. Solo attraverso il confronto e l’ascolto reciproco è possibile innescare un meccanismo virtuoso di cambiamento, capace di restituire fiducia ai cittadini e credibilità a chi opera nella sanità. Il programma dell’evento è attualmente in fase di definizione, proprio perché intendiamo costruirlo in modo coerente con questa impostazione aperta e plurale. Possiamo tuttavia anticipare che il confronto toccherà temi centrali come: • il rapporto tra cittadini e sistema sanitario, • le criticità organizzative, in particolare nei pronto soccorso, • le condizioni di lavoro e il burnout degli operatori sanitari, • la responsabilità sanitaria e il quadro giuridico, • il ruolo delle istituzioni nella tutela dei diritti e della dignità delle persone. Questo convegno non vuole offrire risposte semplici a problemi complessi, ma rappresentare un atto di impegno condiviso: perché solo costruendo qualcosa di buono, insieme, possiamo fare in modo che le nostre morti e il nostro dolore non siano stati invano, e che ciò che è accaduto durante la pandemia — e ciò che ancora oggi accade — non debba più ripetersi. Alessia Petralia – Presidente A.I.Vi.C. (Associazione Italiana per le Vittime Covid)



Alcune ferite non possono essere sanate solo dal tempo. Le nostre sono quelle rimaste aperte nei giorni del silenzio assoluto, quando migliaia di noi hanno visto i propri cari portati via senza poter stringere loro una mano, senza il conforto di un rito, senza la dignità di un ultimo addio. Per noi di A.I.Vi.C., la scelta di trovarci ogni anno per una celebrazione in suffragio delle Vittime del Covid non è un semplice appuntamento formale, ma un atto di riparazione necessario, un dovere verso chi è stato lasciato solo. In quei mesi bui abbiamo assistito a un fallimento che è stato umano prima ancora che istituzionale. Abbiamo visto vite trasformate in numeri e morti trasformate in pratiche da sbrigare, tra sacchi neri e camion militari, mentre il conforto di una carezza o di una preghiera veniva negato in nome dell’emergenza. Questa Messa nasce proprio per riempire quel vuoto siderale. È l’abbraccio che non è stato dato, il bacio rimasto sospeso, la benedizione che è mancata quando più ce n’era bisogno. Vogliamo che la nostra preghiera sia un ponte tra il dolore individuale e una memoria collettiva che deve restare viva, perché nessuna anima può essere dimenticata per ragioni di Stato. Ritrovarci sotto la cupola di San Pietro o in qualunque altra piazza significa ridare un volto e una dignità a chi è finito dentro un’urna cineraria nel silenzio più totale. È un modo per dire a chi non c'è più che non è stato dimenticato e che il suo sacrificio è oggi la radice della nostra lotta per la verità e per una sanità che non faccia mai più paura. Trasformiamo il dolore in coraggio non solo per onorare il passato, ma per proteggere il futuro. Perché nessuno debba mai più morire in solitudine e nessuno debba mai più subire l'atrocità di un addio negato. Ogni volta che preghiamo insieme, rinnoviamo la promessa che abbiamo fatto ai nostri cari: la vostra storia non finisce nel silenzio, ma vive nella nostra voce e nella nostra ricerca di giustizia.



Le nostre storie nelle mani di Francesco
Abbiamo portato i nostri ricordi e un dolore che ci accomuna a migliaia di altre storie, identiche alle nostre, in Italia e nel mondo, fin nel cuore del Vaticano. Durante l'udienza in Aula Nervi, abbiamo avuto il privilegio di incontrare Papa Francesco e di consegnargli personalmente una copia di "L’addio mai dato".
Mettere questo libro nelle sue mani non è stato solo un atto simbolico, ma il modo per gridare al mondo che le vite dei nostri cari non sono passate invano e che il vuoto che hanno lasciato merita il massimo rispetto. Gli abbiamo affidato il racconto di quei legami che nessuno è riuscito a spezzare, nemmeno nei giorni più bui dell'emergenza. In quel momento, tra le mani del Santo Padre, c’eravamo tutti noi, insieme a ogni famiglia che ovunque nel mondo ha pianto nel silenzio, uniti dalla nostra lotta e dalla speranza incrollabile che la dignità umana torni finalmente a essere il centro di tutto.



Esistono storie che non possono restare chiuse nel silenzio del cuore, perché appartengono a tutti noi e alla nostra memoria collettiva. Presentare il libro "L’addio mai dato" presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, al Senato della Repubblica, non è solo un evento editoriale, ma un atto di testimonianza necessario. Questo testo nasce dalle voci di Alessia Petralia e delle altre autrici che hanno deciso di trasformare il proprio dolore in parole, per raccontare l'atrocità di quei legami spezzati senza un ultimo sguardo e per dare finalmente un nome a quel vuoto che migliaia di famiglie italiane portano ancora dentro. L'iniziativa, promossa dalla Senatrice Cinzia Pellegrino, rappresenta un momento di confronto fondamentale tra le istituzioni e chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della gestione pandemica. Insieme a figure di rilievo come il Senatore Lucio Malan e l'Onorevole Alice Buonguerrieri, ci interrogheremo su ciò che è accaduto nelle Commissioni Covid e sui Diritti Umani, con l'obiettivo tecnico e morale di restituire verità a chi non ha potuto difendersi. Attraverso il contributo scientifico del Prof. Alberto Donzelli, vogliamo che queste pagine diventino uno strumento per riflettere sulla sanità e sul rispetto della dignità umana, affinché la storia di un "addio mai dato" non debba mai più appartenere al futuro del nostro Paese. Questo libro è il nostro modo di dire che la memoria è un impegno che va coltivato ogni giorno, nelle aule parlamentari così come nelle piazze. Invitiamo tutti a seguire questo percorso di consapevolezza, perché solo attraverso la condivisione delle nostre storie e il coraggio della verità possiamo sperare di ricostruire un senso di giustizia e di umanità per tutti i cittadini.




